
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it ; data di pubblicazione: 18 novembre 2011
Scritto con il contributo di Agatino Grillo
“Fenomeni quali l’evasione fiscale, il sommerso, le frodi sui finanziamenti pubblici, la criminalità organizzata, il riciclaggio, l’abusivismo finanziario, le truffe a danno dei risparmiatori, la contraffazione, sono espressione di una minaccia unitaria per la stabilità del sistema sociale e produttivo, in quanto mettono in pericolo contemporaneamente i conti pubblici, le politiche di sviluppo, le prospettive di crescita delle imprese, le fasce più deboli della popolazione”.
Nino Di Paolo, Comandante Generale della Guardia di Finanza, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno di studi 2011-2012 della Scuola di Polizia Tributaria[1].
Mafia, riciclaggio, “soldi sporchi”
Contrastare le mafie intervenendo sulle modalità con cui si finanziano
Interventi normativi urgenti sull’antiriciclaggio
Modificare i comportamenti mentali e sociali
La “mercificazione” delle persone
Vorrei cominciare con alcune semplici osservazioni suggeritemi dal già citato intervento del Comandante Generale della Guardia di Finanza:
Più volte gli studi di Banca d’Italia hanno evidenziato che nelle aree a forte presenza criminale la crescita economica risulta compressa, le imprese pagano più caro il credito, gli investimenti sono disincentivati e “in quelle aree è più rovinosa la distruzione di capitale sociale dovuta all’inquinamento della politica locale[2]”.
In una situazione di crisi economica come quella odierna, patologie come il riciclaggio di denaro sporco, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale ostacolano le azioni volte alla crescita e rappresentano veri e propri ostacoli a politiche sociali efficienti[3], danneggiando in special modo le classi meno abbienti.
Occorre dunque impegnarsi tutti, cittadini, professionisti, imprese, PA, con forza e coraggio, per prevenire, contrastare e denunciare i comportamenti economici scorretti e a maggior ragione i comportamenti economici criminali.
Il Consiglio d’Europa ha da tempo segnalato che la corruzione è uno dei mali della società maggiormente diffusi ed insidiosi[4]. Secondo le stime UE, la somma delle transazioni legate alla corruzione sarebbe di centinaia di miliardi di euro ogni anno.
L’orientamento del Consiglio d’Europa nella lotta alla corruzione si sviluppa in tre capitoli strettamente collegati tra loro: l’elaborazione delle norme e degli standard europei, la predisposizione di un controllo del rispetto di tali norme ed un sostegno mirato ai paesi e alle regioni nell’ambito dei programmi di cooperazione tecnica.
Il 14 giugno 2011 il Gruppo di Stati contro la corruzione (Group of States against Corruption - GRECO[5]), organismo del Consiglio d’Europa deputato alla prevenzione e al contrasto della corruzione, ha reso noto il suo rapporto sull’Italia che descrive una situazione in chiaroscuro; desta preoccupazione in particolare la mancanza di un programma nazionale coordinato contro la corruzione e la parziale indipendenza della nostra unità organizzativa anticorruzione, dopo che nel 2008 il Governo ha soppresso l’Alto Commissario contro la Corruzione trasferendone le funzioni al Dipartimento della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La gravità della situazione italiana è ben rappresentata dalle parole del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, secondo cui, nel nostro Paese la corruzione è un fenomeno “in costante crescita” che “si è dimostrato essersi insediato e annidato dentro le pubbliche amministrazioni e rappresenta la terza fonte di danno erariale in ordine di importanza, stando ai dati riscontrati nelle citazioni emesse dalle procure regionali nell’anno 2010 (17,7 %)”[6].
Il 15 settembre 2011 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione[7] con la quale si chiede alla Commissione di intensificare la lotta alla corruzione e presentare la valutazione sull’impatto economico della lotta alla corruzione in Europa per il 2012, in anticipo rispetto a quanto prevedeva il pacchetto presentato a giugno.
Il Parlamento europeo auspica una definizione di corruzione valida in tutta l’UE, ma anche sanzioni da applicare uniformemente sul territorio dell’Unione.
La Commissione si è inoltre impegnata a preparare una nuova “relazione anti corruzione”, che dia un quadro chiaro degli sforzi e dei risultati, ma anche dei fallimenti e delle vulnerabilità, nei 27 Stati membri e individuino tendenze e debolezze delle politiche nazionali.
Il 2 novembre 2011 Transparency International, l’organizzazione mondiale contro la corruzione con sede a Berlino, ha pubblicato rapporto “Bribe Payers Index 2011”[8], Indice di Propensione alla Corruzione, che riporta la graduatoria dei Paesi con più alto indice di corruzione tra le principali nazioni del mondo.
“Il BPI 2011 – ha spiegato la presidente di Transparency International Italia (TI-It), Maria Teresa Brassiolo - colloca l’Italia a metà della classifica di 28 tra le maggiori potenze economiche mondiali ma in posizione decisamente inferiore ai migliori e all’ultimo posto tra i Paesi europei”.
Il primo marzo 2010 il Consiglio dei Ministri (governo Berlusconi) ha approvato il disegno di legge recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”[9]; il 15 giugno 2011 il Senato ha approvato[10], con modificazioni, il decreto legge[11] recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Il provvedimento è quindi passato all’esame della Camera dei Deputati per la seconda lettura, dove giace al momento.
Il GAFI-FATF, Gruppo d’azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di capitali / Financial Action Task Force, ha da tempo segnalato gli stretti rapporti tra corruzione e riciclaggio; il 29 luglio 2011 il GAFI ha pubblicato[12] uno studio sui legami tra la corruzione e il riciclaggio di denaro e beni frutto di attività illecite.
Il documento identifica le “vulnerabilità chiave” nell’attuale framework AML/CTF (Anti Money Laundering / Counter Terrorism Financing) e gli ostacoli al contrasto della corruzione; obiettivo della pubblicazione è comprendere meglio il fenomeno della corruzione, i suoi meccanismi e vulnerabilità attraverso l’ottica dell’AML/CTF.
Il 19 agosto 2011 il Gruppo Wolfsberg ha aggiornato le proprie linee guida “Wolfsberg Statement against Corruption”[13] già pubblicate nel 2007; si tratta di una ampia rivisitazione del testo che tiene conto dei recenti sviluppi e fornisce consigli e suggerimenti al sistema finanziario internazionale per realizzare programmi efficaci contro la corruzione, per ridurre e contrastare i rischi legati alla corruzione della clientela e all’interno delle stesse istituzioni finanziarie.
L’aggiornamento tiene conto delle iniziative internazionali in ambito anticorruzione, in particolare anche in relazione alla recente crisi finanziaria; tra le normative prese a riferimento ci sono “l’US Foreign Corrupt Practices Act”, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, le norme relative alla Convenzione OCSE e, infine, il Bribery Act 2010 introdotto nel Regno Unito, che introduce una “responsabilità” aziendale per non aver impedito atti di corruzione.
Giovanni Falcone è stato il primo in Italia a capire che per sconfiggere la mafia occorreva colpirne le modalità di finanziamento: la sua strategia consisteva nel tracciare i flussi di denaro che arrivavano alla mafia e nel sequestrarli. È convincimento comune che la mafia possa essere contrastata e definitivamente debellata grazie alla regolamentazione contro il riciclaggio, a condizione però che tutti i cittadini e gli operatori economici facciano il proprio dovere e si impegnino in prima persona.
Al riguardo va apprezzata, al di là degli schieramenti politici, la continua azione del governo, della magistratura e delle forze dell’ordine contro le associazioni criminali, che sta producendo risultati significativi. Vorrei anche evidenziare l’importante contributo fornito dal mondo bancario e finanziario, che sempre più collabora con le autorità su questo fronte[14].
Passi in avanti devono però essere fatti nelle attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio di denaro sporco, soprattutto nel monitoraggio dell’adempimento delle prescrizioni legislative da parte di altri soggetti (non finanziari) tenuti ai controlli.
Come ben segnalato nella recente “Relazione al Parlamento sul fenomeno del riciclaggio in Italia” del Ministero dell’Economia e Finanze (MEF)[15], sono necessari interventi normativi urgenti per risolvere alcune problematiche sulle quali l’Italia è rimasta indietro rispetto alle “best practice” adottate a livello internazionale[16]. Scrive il MEF che sono necessari:
La proposta di modifica della legge sull’oro, firmata da AIRA, l’associazione che presiedo, e accompagnata da una Relazione illustrativa che ne mette in mostra le criticità del settore, le ragioni dello sviluppo del fenomeno “compro oro” e le possibili connivenze con le sfere criminali, dimostra come la normativa, così come oggi strutturata, presenta delle falle che prestano il fianco a quei consorzi criminali che hanno tutto l’interesse a interagire con gli operatori del settore per riciclare il proprio denaro.
Certamente la maggioranza di coloro che operano nel settore oro, e mi riferisco in particolar modo ai compro oro, svolge il proprio lavoro onestamente e subisce senz’altro un evidente danno da tutte quelle notizie di cronaca che parlano di infiltrazioni della criminalità in alcuni esercizi. Il vero problema sta nella carenza legislativa che non è imputabile certamente a chi opera nel settore, ma neanche al legislatore, che non poteva di certo prevedere, al momento dell’emanazione della normativa, una crescita esponenziale dei negozi in questione.
La proposta si articola in punti precisi e dettagliati: auspica una maggiore regolamentazione che si basi su registri completi, dettagli fotografici e documenti inerenti alla merce e ai suoi venditori; l’ obbligatorietà della ricevuta fiscale (al momento non dovuta se non su richiesta). In secondo luogo, la proposta intende estendere a tutti i soggetti operanti nel settore oro i presidi antiriciclaggio del D.lg. 231/2007, considerando soprattutto la limitazione dell’uso del contante e la riduzione dell’attuale soglia per l’obbligo di comunicazione. Si vuole far presente che, nonostante i limiti di legge imposti sull’uso del contante, i negozi compro oro muovono ingenti quantità di denaro liquido che, in molti casi riscontrati dalle indagini, superano il limite massimo imposto, pari a 2.500 euro per ogni cliente.
Per tutelare anche i consumatori, oltre che ridurre il potenziale fenomeno del riciclaggio, nella proposta chiediamo il divieto del pagamento in contante da parte di esercenti che acquistano oro per importi pari a quelli previsti dalla legge e un’apposita comunicazione al cliente da affiggere obbligatoriamente in ogni punto vendita.
Inoltre viene richiesta l’iscrizione a un Albo (se in possesso di determinate caratteristiche) che possa essere controllato da un’Autorità di vigilanza di settore preposta, o da un eventuale ufficio incaricato dalla Banca d’Italia. Nella proposta si prevede anche la parità di obblighi di legge per tutti i soggetti a vario titolo operanti nel settore dell’oro.
Infine sono all’osservazione fenomeni di pubblicità ingannevole sulle modalità di pagamento (in contante) conclamate nei numerosi cartelloni pubblicitari. Su questo auspichiamo un intervento dell’Autorità garante.
Al di là delle modifiche normative occorre lavorare sugli aspetti legati ai comportamenti individuali e sociali.
Il riciclaggio è infatti un reato che generalmente non suscita allarme sociale in quanto si è portati a pensare che si tratti di un fenomeno connesso alla grande criminalità, e che non riguardi la gente comune.
Purtroppo questa è una falsa percezione ed anche uno degli ostacoli maggiori per chi opera nella prevenzione e nel contrasto di tale fenomeno. Il mancato allarme sociale sul riciclaggio nasce dalla sottovalutazione sia dei volumi sia degli effetti sociali ed economici di questa attività. Per essere chiari: il riciclaggio non è assolutamente un fenomeno che riguardi solo la criminalità organizzata, ma al contrario un fenomeno diffuso anche tra gli “insospettabili”, perché strettamente legato alla corruzione, all’economia sommersa e al “nero”, problematiche purtroppo assai diffuse nella nostra società. Deve essere chiaro che è un riciclatore sia il mafioso che ripulisce i proventi del traffico di stupefacenti, sia il piccolo criminale che investe in un’attività commerciale i frutti della sua attività di usuraio, sia infine l’imprenditore, piccolo o grande, che falsifica la propria contabilità per creare fondi occulti da reimpiegare.
Occorre dunque ribadire con forza che il riciclaggio di beni e capitali illeciti genera gravi distorsioni nell’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza, il corretto funzionamento dei mercati e i meccanismi fisiologici di allocazione delle risorse, con riflessi, in definitiva, sulla stessa stabilità ed efficienza del sistema economico. Uno degli effetti più deleteri del riciclaggio è, ad esempio, il mancato sviluppo economico, come dimostrato dagli studi di Banca d’Italia.
Un esempio classico di inquinamento del mercato riguarda gli immobili. Se io desidero comprare un appartamento che viene offerto a 300.000 euro per prima cosa farò un’offerta di acquisto a 250.000 per tentare di spuntare un prezzo migliore. Viceversa chi ha soldi da riciclare è disposto a offrire di più del prezzo richiesto, diciamo 400.000 euro, perché il suo vero obiettivo è ripulire legalmente il denaro ottenuto in maniera illegale anche rinunciando ad una percentuale dello stesso. In tal modo il prezzo degli immobili sale non per motivi economici, ma per patologie criminose; in pratica i cittadini onesti sono penalizzati ed i disonesti sono premiati. Vorrei inoltre sottolineare lo stretto legame fra riciclaggio e finanziamento del terrorismo. E dirò di più: oggi senza riciclaggio le grandi organizzazioni criminali non potrebbero sopravvivere e il terrorismo verrebbe fortemente limitato.
Per concludere su quest’aspetto: come ho già avuto modo di dichiarare[19], tutti i comportamenti che in qualche modo tendono ad eludere e ad evadere gli obblighi legislativi sono comportamenti che definisco “paramafiosi” perché si avvicinano a quanto fa chi si presta alla malavita, che oggi è rappresentata soprattutto dalla mafia dei colletti bianchi e dei liberi professionisti.
Credo fermamente che bisogna combattere il comportamento mafioso anche contrastando la connivenza e la rassegnazione che spesso ci portano a far finta di non vedere o comunque ad accettare passivamente ciò che vediamo.
Sono rimasto molto colpito dalle parole di Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia, intervenuto il 12 novembre 2011 alla trasmissione “Che Tempo che fa” su Rai3, per presentare il suo nuovo libro-intervista (“Soldi sporchi”).
Pietro Grasso ha parlato di economia criminale e riciclaggio spiegando in maniera chiara e semplice temi complessi come l’autoriciclaggio, i paradisi fiscali, gli stati off shore[20]. Si è trattato di un interessantissimo intervento che dovrebbe essere diffuso nelle imprese, banche e scuole per sensibilizzare tutti sui rischi del riciclaggio e dell’economia criminale.
Grasso ha ribadito alcuni concetti che ho qui già espresso ma che ritengo utile ripetere:
In conclusione del suo intervento il procuratore nazionale antimafia ha fatto un’affermazione che ritengo attualissima e che mi sento di sottoscrivere: “purtroppo stiamo assistendo sempre più” ha detto Grasso “allamercificazione delle persone; anche le persone sono sempre più in vendita e disposte a farsi corrompere”.
Ebbene credo che questo campanello d’allarme lanciato dal Procuratore non debba rimanere inascoltato e debba spronarci tutti ad impegnarci per modificare questo stato di cose e rafforzare la legalità nel nostro paese.
Vorrei ribadire per l’ennesima volta che i reati fiscali rientrano ormai a pieno titolo fra i delitti presupposto del riciclaggio. Non è un caso, infatti, che nei recenti casi di truffe finanziarie collettive, quali il recente raggiro dovuto al cosiddetto “Madoff dei Parioli”, truffatori e loro compari siano accusati di riciclaggio, oltreché di associazione a delinquere e trasferimento fraudolento di valori.
Purtroppo tali truffe sono spesso “favorite” dalla fretta della vittima di voler investire capitali non sempre del tutto puliti, spesso provento di evasione fiscale. Se io evado e poi c’è qualcuno pronto a ripulirmi il denaro restituendomene il 10 per cento in più, perché non dovrei investire? E qui la falla culturale non riguarda solo il settore finanziario ma l’intera società.
Al di là del riciclaggio e del pericolo di truffe, anche nel caso dell’evasione fiscale occorre ribadire con fermezza che l’attuale livello raggiunto nel nostro paese rappresenta un ostacolo allo sviluppo e un fattore di inquinamento economico intollerabile.
Il primo novembre 2011 il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo ad una trasmissione televisiva, ha espresso in maniera perfetta questo concetto.
“Gli evasori sono quelli che non fanno crescere le imprese perché falsano la concorrenza” ha detto Befera, “proprio nei momenti di crisi dobbiamo difendere le imprese sane[21]”.
Come ho già avuto modo di scrivere[22], l’usura è un “reato a tradizione consolidata” che si consuma dal Medioevo (o prima ancora) e che non ha mai mostrato segnali di arretramento anche di fronte alle congiunture negative del mercato; anzi il brodo di coltura dell’usura è proprio quello della difficoltà finanziaria delle vittime, dello sfruttamento del loro stato di bisogno, della mancanza di accesso al credito, della “frizionalità” dei rapporti con i propri finanziatori tradizionali.
Si tratta di un reato ma, soprattutto, di un fenomeno sociale che può toccare tutti e in special modo le fasce più deboli della popolazione.
Secondo gli ultimi dati sull’usura[23] pubblicati dalla DIA, Direzione Investigativa Antimafia, l’evoluzione in senso imprenditoriale della criminalità organizzata ha causato un’evoluzione anche nel fenomeno usurario, che attualmente assume una valenza significativa come fonte di liquidità per il tessuto mafioso.
“In generale quindi l’usura è destinata ad incrementare i propri profili di pervasività anche a fronte di dissennate spinte consumistiche ormai vigenti a livello mondiale non solo in territori interessati da rilevanti indicatori di rallentato sviluppo economico ed infrastrutturale, ma anche laddove si registra un benessere sociale diffuso.”
Questa forma sofisticata di usura, continua il rapporto DIA, produce una forte turbativa per il mercato economico e finanziario poiché le vittime si inseriscono in un ciclo inarrestabile di indebitamento, che frequentemente finisce per costringere l’usurato a cedere l’intera sua azienda alla impresa usuraia.
A nostro avviso, quindi, si verifica una pericolosa commistione non solo tra economia criminale e quella legale, laddove quest’ultima contiene in sé cause ed effetti del fenomeno usurario, ma anche tra reati parimenti offensivi che vengono trattati dal legislatore su piani diversi e non sempre convergenti in termini di tecniche di contrasto e prevenzione.
Il caso emblematico è quello del rapporto tra riciclaggio e usura, divenuto “micidiale” nel tempo, ma laddove l’interpretazione (più che l’apparato normativo) lascia francamente troppi spazi all’improvvisazione.
Vorrei concludere prendendo a prestito quanto dichiarato da Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, nella sua Lectio Magistralis “Etica, Mercati Finanziari e Ruolo del Regolatore” del 30 settembre 2011 alla Facoltà di Diritto Canonico S. Pio X[24].
“Ritengo che anche nel settore finanziario, come più in generale nell’economia, etica, mercato e diritto siano forze distinte, ma complementari. Comportamenti individuali moralmente irreprensibili rafforzano la coscienza sociale della comunità e il rispetto delle leggi, incrementando quel patrimonio di fiducia reciproca su cui si fondano i contratti finanziari, basati sull’esecuzione – spesso differita nel tempo – di obblighi”[25].
Mercati e intermediari finanziari svolgono infatti funzioni fondamentali per l’intera economia: aggregano il risparmio; scelgono dove allocarlo; controllano l’uso di queste risorse da parte chi le riceve; offrono tecniche per trasferire, ripartire e diversificare i rischi; agevolano lo scambio di beni e servizi. La qualità dei loro servizi è quindi cruciale: non solo per l’efficienza e la stabilità del sistema finanziario, ma per l’intera economia.
Alla qualità dei servizio finanziari vanno sempre uniti la trasparenza e la compliance: in una parola, la legalità.
La battaglia per la legalità (il contrasto del riciclaggio, della corruzione, dell’usura e di tutti gli altri comportamenti che inquinano il mercato) non è solo un obbligo di legge o morale, ma rappresenta anche una opportunità di contribuire concretamente alla crescita del paese.
La battaglia per la legalità economica è, in conclusione, una battaglia politica, anzi forse “la” battaglia politica per eccellenza.
In questo momento il cui il Paese chiede a noi tutti un impegno eccezionale per riprendere il proprio sviluppo economico, sociale e politico, il nostro impegno deve essere rivolto sempre più a combattere le patologie finanziarie, perché come è noto un sistema finanziario evoluto e corretto accelera la crescita economica e riduce le disuguaglianze di reddito, con effetti benefici a favore dei soggetti più poveri e delle imprese di minori dimensioni[26].
[1] Intervento disponibile in formato video in http://multimedia.gdf.gov.it/video/scuole/scuola-di-polizia-tributaria/cerimonia-di-apertura-dellanno-di-studi-2011-2012/intervento-del-gen.-c.a.-nino-di-paolo (minuto 2 circa)
[2] Mario Draghi, Governatore Banca d’Italia, “Le mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici”, 11 marzo 2011 in http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/mafie-al-nord/draghi-110311.pdf , pag. 5
[3] Si legga a riguardo l’illuminante articolo “Perché l’Italia non cresce” di Daniel Gros, presidente del Centre for European Policy Studies (Ceps), 2 novembre 2011 disponibile in http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002632.html
[4]Activities of the Group of States against Corruption(Greco) in http://www.coe.int/lportal/web/coe-portal/what-we-do/rule-of-law/corruption?dynLink=true&layoutId=37&dlgroupId=10226&fromArticleId=
[6] Audizione del Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino in Commissione I e II della Camera su A.C. 4434 "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione", 14 settembre 2011, disponibile in http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2011/delibera_47_2011_.pdf (pp. 13 e 14)
[7] http://www.europarl.europa.eu/it/pressroom/content/20110915IPR26706/html/Sanzioni-europee-contro-la-corruzione
[8] Transparency International, "Bribe Payers Index 2011", disponibile in http://www.transparency.it/upload_doc/BPI_report.pdf
[12]http://www.compliancenet.it/content/gafi-fatf-le-relazioni-tra-corruzione-e-riciclaggio-29-luglio-2011
[13]http://www.wolfsberg-principles.com/pdf/Wolfsberg%20Anti%20Corruption%20Guidance%20Paper%20August%2018-2011%20%28Published%29.pdf
[14] Giovanni Castaldi, Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), “L’azione di prevenzione e contrasto del riciclaggio”, 28 giugno 2011, audizione presso la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere, in http://www.bancaditalia.it/homepage/notizie/uif/AUDIZIONE-COMMISSIONE-ANTIMAFIA.pdf
[15] Relazione pubblicata il 4 ottobre 2011 e relativa ai dati del 2010; testo disponibile in formato pdf in http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/prevenzione_reati_finanziari/prevenzione_reati_finanziari/RELAZIONE_2010.pdf
[16] A riguardo si legga il resoconto del convegno "Mafia e Riciclaggio: l’emergenza criminale e gli strumenti di contrasto", 13 giugno 2011 disponibile in http://www.compliancenet.it/content/aira-resoconto-convegno-mafia-e-riciclaggio-roma-senato-repubblica-13-maggio-2011
[17] Sul punto si veda il mio testo “Il riciclaggio nella giurisprudenza”. Giuffrè ed., 2011. Più immediatamente, lo studio pubblicato sulla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri nel novembre 2011.
[18] MEF, “Relazione sul riciclaggio 2010”, pp. 8 e 9
[19] RVS - "Radio Voce della Speranza" intervista il Prof. Ranieri Razzante in occasione del corso del VII forum nazionale contro la mafia tenuto a Firenze il 18 e 19 ottobre 2011, disponibile in formato mp3 in http://www.airant.it/content/rvs-intervista-il-prof-ranieri-razzante-25-10-2011
[20] L’intervento di Piero Grasso è disponibile su YouTube, diviso in 2 parti http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=oWH7VFBFsHc (parte prima) e http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=maYlPDREqzE (parte seconda)
[21] Attilio Befera intervistato il primo novembre 2011 da Lilli Gruber su La7, Otto e mezzo, “Italia, allarme rosso” http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50238387
[22] Ranieri Razzante, “L’usura nell’economia e nell’ordinamento giuridico”, 2009, disponibile in http://www.airant.it/pdf/usura-economia.pdf
[23] DIA, Relazione secondo semestre 2010, disponibile in http://www.interno.it/dip_ps/dia/semestrali/sem/2010/2sem2010.pdf
[24] Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Lectio Magistralis, “Etica, Mercati Finanziari e Ruolo del Regolatore”, 30 settembre 2011, disponibile in http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/tarantola_venezia_300911.pdf
[25] Ivi, pag. 16
[26] Levine, “Regulating Finance and Regulators to Promote Growth”, 2011, disponibile su http://www.kc.frb.org/publicat/sympos/2011/2011.Levine.Paper.pdf; con riferimento alle PMI: Petersen, Rajan, “The benefits of lending relationships: Evidence from small business data”, 1994 (citazione tratte dalla Lectio Magistralis di Anna Maria Tarantola).